
Non dovrei scriverlo perché un po’ me ne vergogno, ma ho visto la finale di Coppa praticamente con il muso appiccicato a quello dei protagonisti. Merito di Omar che si è inventato una trasferta di un paio di giorni per respirare il clima della finalissima tra Basilea e Lucerna. La lunga coda per arrivare allo Stade de Suisse è stata abbattuta dai discorsi su chi ne stia uscendo peggio dalla crisi del FCMS, allargatasi a macchia d’olio dopo le ultime dichiarazioni di alcuni esponenti che sembrerebbero aver coinvolto un tesserato in un giro ancora non chiaro di sponsorizzazione, sms e quanto d'altro riportato nei giorni scorsi da alcuni quotidiani (a pagamento e free). All’esterno dello stadio il clima è quello che ti puoi aspettare, ma il fatto di esserci rende magico ogni singolo istante. Omar ha fatto le cose per bene: pacchetto vip, ristorazione completa, poltroncina a due passi dal campo, proprio dietro la panchina di Yakin. Coreografie e tifo da brividi, oltre 30.000 persone e serata via più fredda nonostante la pioggia abbia concesso clemenza.
Novanta minuti non sono bastati per separare le due squadre da un 1-1 andato veramente stretto ad un Lucerna più intraprendente che ha dovuto però costruire una lunga serie di occasioni prima di riuscire a fare almeno un goal. Una rete – quella di Puljic – fotocopia di quella messa a segno da Huggel che aveva permesso al Basilea di passare in vantaggio ad inizio ripresa su calcio da fermo. Nel supplementare l’incontro è stato vistosamente macchiato dalla mancata espulsione di Kovac, reo di un fallo evidente da ultimo uomo su Winter lanciato a rete, che ha compromesso un già risicato 6 politico a Daniel Wermelinger (mal) coadiuvato dal suo assistente di linea dalla parte delle panchine che in tutta la serata ne ha indovinate davvero poche. Il direttore di gara ha concesso in più di una circostanza quell’aiutino al Basilea che alla fine può fare la differenza, in una partita corretta, tra il vincerla o perderla.
I rigori hanno premiato il Basilea, ma lo spettacolo è proseguito sugli spalti fino all’uscita dal campo dei protagonisti grazie all’incredibile tenuta di tifosi veri che hanno riservato a vincitori e vinti il giusto compenso di incitamento per aver offerto uno spettacolo degno di una finale. Giocatori veri per una Super League di altissimo livello tecnico ed agonistico. Certo, questa sera è mancato qualcuno (Shaqiri ? Streller ? Frei ? Hochstrasser ? Gygax ? ) ma altri hanno saputo confermare una maturità raggiunta a suon di presenze nel corso della stagione (Sarr su tutti, ma anche Dragovic, Stahel, Winter e, perché no, pure Xhaka che oramai si è ritagliato ruolo di stella del campionato, da condividere con qualche altro della sua generazione. Una finale che ha accentuato ancor più chiaramente la differenza tra il calcio di oltre Gottardo e quello delle nostre latitudini, dove si continua una guerra tra poveri priva di significato, che sembra relegare il Ticino ad una faccenda di interesse ristretto agli addetti ai lavori ed ai soliti appassionati. Pochi giovani negli stadi (stadi?) e ricambio generazionale praticamente nullo come osservato giustamente da Omar: uomo di calcio vero a differenza di quanto sostenuto da chi si è poi condannato con le proprie stesse parole. A volte, come nel caso della finale di Coppa 2012, il risultato passa in secondo piano perché a vincere è stato ancora una volta lo sport. Ha vinto il meraviglioso pubblico dello Stade de Suisse. Hanno vinto l'organizzazione perfetta - in una città perfetta - le migliaia di adesivi appiccicati ovunque nelle vie della capitale dai fans del FCL, i giocatori, gli allenatori, i pazienti tutori dell'ordine pubblico e tutti quelli come noi che, for love of the game, si sono sobbarcati due giorni di code tra l'andare ed il tornare. Mezza Svizzera girata ed ammirata in tutta la propria bellezza nonostante qualche pisolino fuori programma e tante (forse) troppe risate sui mali della nostra passione.
DP
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