Crisi Chiasso: cercasi responsabili prima che sia troppo tardi


Il campionato del Chiasso procede sulla stessa via di come era iniziato lo scorso mese di luglio. Sulla stessa strada di come era iniziata e finita la stagione 2013-2014. Per ora – nonostante le intenzioni – non è cambiato nemmeno un “qualcosa”. Jack Nicholson non c’entra. E’ che il passare delle giornate non sembra portare novità. Che la società ritenga di fare già abbastanza per i tempi che corrono è una delle tante sensazioni. Certo è che forse – per limitarsi a conservare il posto nella categoria – si potrebbero risparmiare un po’ di risorse e tagliare qualche testa inutile. Magari tornare ad investire sulla formazione. Magari tante cose. Che sembrano normali per chi sta dall’altra parte: un po’ meno normali – e chissà perché – per chi deve amministrare. La sconfitta con il Lugano è stata la 12esima della stagione. Quelli di Bienne, Le Mont e Wohlen sono rimasti gli unici campi dai quali la squadra di Zambrotta è tornata con qualche punto. Rispetto alla stagione 2013-2014, il Chiasso ha schierato 18 giocatori diversi sui 26 totali che hanno effettuato almeno un’apparizione in campionato. Gli unici reduci della travagliata stagione iniziata con Ramella e conclusa con Zambrotta sono stati Guatelli, Felitti, Quaresima, Reclari, Mihajlovic, Regazzoni, Magnetti e Djuric. Il capitano se n’è andato a Lugano dopo la prima fase e qualcuno dei rimasti non rientra quasi mai nell’undici di partenza. Cambiare tutto per non cambiare nulla ha un proprio non so che di strano. Specie se ragioniamo nell’ottica di una società professionistica. Confusione è il termine esatto per rendere chiara la situazione. Se considerare la salvezza a scapito di una società come il Le Mont sarà d’ora in avanti l’unico traguardo stagionale, c’è da chiedersi che senso abbia aver investito così tante risorse per cambiare così tanti giocatori. La cosa che più fa incazzare (me lo si passi, perché quando ci vuole, ci vuole) è vedere certa gente girare al “Riva IV” sorridente. Con una faccia da schiaffi tipica di chi non si rende conto di essere un incapace. Oppure, si trovi qualche altro modo per definire chi vive con uno stipendio che arriva dal calcio e di calcio dimostra (con i fatti) di capirci poco o nulla. In questi frangenti, assolvere qualcuno non è mai facile, ma ci dovrà pur essere – prima o poi – chi pagherà le conseguenze per non essere stato in grado di ottenere qualcosa di meglio di una semplice salvezza a scapito del Le Mont. Ammesso che vi si riesca…. (dp)

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