Per capire cosa si prova al termine di una partita come quella di Rancate non basta averla vissuta. Bisogna aver giocato, amato il calcio e respirato per anni quell'aria di malinconia mista rabbia che ti porta lontano da tutto quando lo spogliatoio si svuota. Quando le luci del magazzino si spengono. Quando la tua, resta la sola auto ancora nel parcheggio dello stadio. Sono i momenti nei quali ci si interroga sul perchè si voglia e si debba soffrire per un gioco tanto bello quanto spesso vigliacco. E' un po' lo stato d'animo che immaginiamo si sia divorato il buon Amedeo Stefani al termine della partita con il Bellinzona. La partita dell'anno che vai a giocarti ad armi pari pur avendo in tasca soltanto orgoglio e determinazione. L'aveva preparata davvero bene Stefani questa partita. Il risultato potrà anche cancellarne i contenuti, ma nell'era tecnologicamente più avanzata nella storia dell'umanità, si può anche lasciare traccia diversa da quella di un risultato.
Un po' come lo sfortunato portiere del Vallecano che oggi sarebbe entrato nella storia per aver parato un rigore a Messi. Certo, un giorno potrà raccontarlo ai propri figli, ma la storia sarà scritta diversamente dopo la decisione del direttore di gara di far ripetere il tiro dagli undici metri. Dietro il 2-1 di Rancate ci sono però la rabbia e l'orgoglio di un uomo di calcio che ha perso la partita senza perdere la faccia: " Abbiamo giocato bene e sopratutto nel primo tempo abbiamo fatto alla perfezione tutto quello che avevamo preparato. Purtroppo da una punizione totalmente inventata - che ha visto solo il direttore di gara - abbiamo preso gol. Sapevamo che non potevano concedere palle ferme, ma siamo stati ugualmente puniti nell'occasione in cui non avevamo commesso infrazioni. Ad ogni modo, dopo un attimo di squilibrio, siamo ripartiti, ma nel frattempo, forse un po sbilanciati, abbiamo preso il secondo goal". Un episodio chiave che ha rotto gli indugi di una capolista imbavagliata che come già capitato in altre situazioni ha faticato troppo per far valere quelle due categorie di differenza che i tifosi duri e puri vorrebbero sempre vedere. La rabbia di Stefani si mescola però con l'orgoglio di appartenere ad un gruppo che nonostante le mille difficoltà continua a lavorare con estrema professionalità: " Sono molto contento perchè sullo 0-2 e chiaramente offesi per un risultato immeritato, abbiamo reagito bene producendo anche un bel goal. Avremmo voluto giocarla fino in fondo a regole uguali per tutti, ma qualcuno in campo non l'ha pensata così. Sono logicamente incazzato e ci vorranno alcuni giorni per sbollire. Faccio comunque i complimenti ai miei ragazzi: qualcuno dirà che oggi era facile essere motivati , ma sono convinto che a Losone sapranno dare ancora di più per questa maglia e per tentare di raggiungere il nostro traguardo. Voglio ringraziare prima di tutti mio papà che dopo 16 anni è tornato a vedere una mia partita". Lo sport sa regalare emozioni uniche anche dove nessuno le può vedere o capire. Una riflessione anche nei confronti del pubblico: " Ringrazio tutti quelli che sono venuti alla partita di oggi, ma un applauso particolare lo voglio dedicare a quello zoccolo duro di appassionati che non manca mai. Non sono uno che ama particolarmente il tifoso occasionale." (dp)