L'opinione: Renzetti, il Lugano e il ruolo dell'allenatore


di Flavio Ferraria

E’ inevitabile chiedersi  come  avvenga la scelta di un allenatore, in base a quali criteri specifici ed a quali conoscenze dirette. Ed è scontato  definire appieno il senso di un progetto. Il Lugano è un’entità concreta del calcio svizzero. Oggi  la filosofia della società e il ruolo di Renzetti, che stavolta è sceso in campo, ha afferrato i pieni poteri, ha avocato a sé competenze. L’idea di calcio, quindi il futuro, va concepita ora, modellata attraverso la fusione tra lo spessore di chi dovrà guidare il Lugano dalla panchina  e le strategie di chi comanda: serve empatia, vero, ma anche una chimica un po’ speciale, che sia utile per definire le strategie, gli interventi strutturali la definizione d’un ruolo all’interno del sistema. Renzetti è stato un manager equilibrato in questi anni.
Però il calcio è anche altro,non solo vago riferimento al modulo, ma “ profondità” all’interno di un meccanismo che ha bisogno di specializzazioni di una ampiezza  che sia in grado di rispondere a qualsiasi domanda. Ecco: Renzetti vuole timbrare il Lugano da sé, ascoltando Sforza, incontrando Jacobacci, meditando su Zeman scrutando gli orizzonti e avvalendosi però esclusivamente  di ciò che sa. Il calcio è scienza misteriosa, che non prescinde da alcuni capisaldi, e un allenatore  e un club hanno molti interrogativi da porsi: e tra come giocare (a tre, a quattro, come vi pare), con chi farlo (puntare sui giovani o su qualche vecchietto, su gli svizzeri o sugli stranieri) spunta pure altro, il retroterra del tecnico, la sua capacità di assemblarsi con ciò che esiste, la sua naturalezza di mescolarsi a ciò che sarà, le proprie inclinazioni nella gestione, la compatibilità, l’autorevolezza, lo spessore, ciò che non è necessariamente inserito nel curriculum. Altrimenti diviene un esercizio pleonastico.

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