Zeman: il divertimento contro il risultato


di Flavio Ferraria

Mancano solo 30 giorni all’inizio del campionato, ma il delirio per Zeman al Lugano non conosce e non conoscerà giornate vuote. A Lugano si rispolvererà il mito foggiano dei gradoni. Altro che il tecnologico MIlanLab: gli autarchici gradoni su cui salire e scendere, che rappresentano fatica e sudore per tutti, che in bocca a Zeman diventano democrazia e merito, giammai ordine e disciplina, perché a Lugano l’arrivo del boemo si è tinto di progressismo. Il boemo è diventato, volente e nolente, - grazie al suo gioco moderno in un campionato mediocre come quello italiano, alla rivincita dell’estetica contro l’obbligo dei risultati, allo stacanovismo negli allenamenti, i giovani contro i campioni, al’intransigenza tattica spinta fino a perdere partite decisive - un contenitore che negli anni ha raccolto di tutto, un mix di persone e sentimenti: il nichilismo di chi sa che non riuscirà mai a vincere contro i grandi del calcio.
La dote incorruttibile che Zeman porta con sé è Zemanlandia, la spettacolare stagione di Foggia nelle annate 1989-1994, un salvacondotto carismatico anche per un pubblico trasversale, rimasto intatto dagli anni novanta , e risorto nelle celebrazioni con il Pescara. Quello di Zeman è stato un calcio ed è un calcio tutto giocato all’attacco, che se ne frega di difendere il risultato. Un calcio in cui si rischia di perdere per 5-4 pur di inseguire un’ultima azione spettacolare. In breve, il calcio di Zeman è il calcio più anti-italiano che ci sia. Il divertimento contro il risultato. Fuori dal campo, quasi per una legge del paradosso, è il silenzio appena interrotto da poche parole essenziali contro il monologo invadente. La biografia di Zeman ha suscitato articoli, riflessioni canzoni (“ La coscienza di Zeman- A. Venditti), ritratti ragionati ( “Il pallone è rotondo” di G. Fofi) e un film “Zemanlandia”. Non tutti sanno che a Zeman è stato dedicato un romanzo “Il Mister”. Sono passati tanti anni dal Foggia, poi Lazio, Roma, battaglie contro il Palazzo italico, esperienze in Turchia e a Belgrado poi la battaglia contro Moggi, poi Pescara, poi di nuovo Roma, ecco il Cagliari di Giulini (ma non quello di Bellinzona…il fratello) Viene da pensare che la maggiore sfida di Zeman non sia quella di far giocare la squadra per vincere il campionato, ma semplicemente resistere. Far capire che la sua favola non è un rudere, ma può lottare ad armi pari con il calcio milionario e narciso. In bocca a lupo.

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