Cortelezzi: «Riparto da Chiasso e da chi mi dà fiducia»


di Paolo Galli

Il Chiasso c’è. Mancano ancora due settimane e mezza all’inizio del campionato, ma i rossoblù sono sulla strada giusta. Ieri mattina si sono allenati a Seseglio con un buon ritmo, nonostante fossero reduci dalla partita con il Cluj giocata martedì sera a Novara. Quelli che hanno sfidato i rumeni hanno corso attorno al campo, piazzando però diversi allunghi tra una chiacchiera e l’altra. Quelli che invece il giorno precedente hanno trovato meno spazio sono rimasti agli ordini di Marco Schällibaum, che dal canto suo non ha lesinato apprezzamenti e rimproveri, a destra e a manca, specie con i più giovani.

Da anni non si vedeva un Chiasso già così avanti nei lavori estivi di restauro. Mancano ancora un paio di elementi, un terzino sinistro che possa fungere da alternativa a Monighetti e un centrocampista il più possibile completo, e poi – o meglio prima – bisognerà sfoltire una rosa al momento troppo ampia. Magnetti, Hassell, Parfait e Pacar (contratto scaduto per lui): tra questi quattro, almeno due partiranno. Questo perlomeno nelle intenzioni della dirigenza. Per Magnetti – attaccante vero, al di là dell’ultima sfortunata stagione – si è parlato negli ultimi giorni di Wohlen e Bellinzona.

Chi è destinato a raccoglierne l’eredità è Sergio Cortelezzi, sbarcato al Riva IV in compagnia di Leo Melazzi. L’attaccante uruguagio si è da subito inserito al meglio nel nuovo gruppo: «Sì, è vero, da subito mi sono trovato bene con i miei nuovi compagni, con tutto il gruppo. Per fortuna!». Nel corso dell’intervista poi gli stessi compagni lo prendono di mira con cori e battute. Lui ride: «Mi prendono in giro, sì, ma anche questa è una fortuna. Perché così è più facile sentirsi parte di un gruppo, uno in più».

Gli chiediamo con quali sentimenti abbia lasciato il Lugano e, quindi, l’opportunità di misurarsi con la Super League. Lui ci pensa su: «Sentimenti... In realtà qualsiasi giocatore vorrebbe giocare nella massima categoria, in questo caso in Super League, ma il mio caso è un po’ diverso. Io in questo momento ho bisogno, più che di ogni altra cosa, di giocare. Devo e voglio giocare. Qui ho trovato un posto in cui, facendo bene, impegnandomi, potrei riuscire a farlo. E allora questo sarebbe comunque un grosso passo avanti per la mia carriera».

Sul suo trasferimento, comunque, oltre a questi aspetti, può aver pesato anche il fatto che Sergio fosse un giocatore della cosiddetta “scuderia” di Pablo Bentancur. «Questo davvero non lo so, forse sì, forse no, in tutti i casi non è un discorso che mi compete. Il fatto è che lo scorso anno non ho trovato il minutaggio che volevo. Tutto il resto fa parte di argomenti di cui non mi va di parlare». LEGGI IL RESTO

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