Maurizio Jacobacci: il piacere di una telefonata e la passione per il calcio


L'occasione di fare due chiacchiere con Maurizio Jacobacci non la si può perdere. Il peccato, è quello che dall'altra parte del cavo non lo puoi vedere e te lo immagini gesticolare con quella spontaneità che altro non è se non la conseguenza di una passione senza confini per questo sport, da lui stesso definito "estremo". Lo chiami - approfittando della sua disponibilità - dopo esserti preparato tutta una serie di domande e capisci al volo che non ce n'era bisogno perchè tanto è lui stesso a sapere benissimo cosa vuoi sapere. E allora, mi si consenta di cercare di lasciare intatto il suo discorso. Senza domande. Senza interruzioni. Immaginiamo di essere al bar, nel caldo afoso e nell'umidità pazzesca di queste giornate senza notte e di consumare la nostra bevanda preferita: non una ma due, tre, quattro........

di Maurizio Jacobacci

Quando scrivete dello Sciaffusa dovete fare molta attenzione. Non è vero quello siete andati scrivendo durante l'ultima stagione. Il nostro, e da qui parte tutta l'analisi della stagione 2014-2015, è stato un grande campionato. Lo è stato se si ha voglia di entrare nello specifico di quelle che sono state le condizioni nelle quali abbiamo operato al termine del primo campionato di Challenge League nel quale ci siamo adattati dopo la promozione. Durante l'estate del 2014 ho perso 13 giocatori dei quali almeno 8 titolari che hanno giocato la seconda fase del campionato: Vasic, Varga, Thrier, Krleski, Vonlanthen, Frontino, Senicanin, Mangold, Sorgic, Martic, Rossini, Buchel e Schiendorfer. Preparare il torneo 2014-2015 è stato molto difficile considerando che la maggior parte dei nuovi arrivati si è presentata senza preparazione ed in uno stato desolante. Non mi sarei atteso più di quanto siamo stati capaci di fare in termini di punti: 20. Durante la pausa invernale abbiamo lavorato per recuperare il tempo perso e fondamentalmente solo sulla preparazione. 

A molti di voi sfugge che oggi il calcio è diventato un gioco estremo nel quale le qualità tecniche non contano se non ci si applica mentalmente nell'accettare che per giocare questo sport si deve abbinare la qualità alla corsa. Gestire novanta minuti nei quali la palla è tra i tuoi piedi per sessanta secondi lo si può fare soltanto se si è preparati, ma oggi oltre a non capirlo i giornalisti non lo capiscono nemmeno molti giocatori. Quello che abbiamo fatto nell'inverno del 2015 ci ha consentito di dimostrare la non casualità del nostro girone di ritorno nel quale di punti ne abbiamo messi insieme 27 togliendoci la soddisfazione di giocare meglio delle squadre che infine ci hanno preceduto in classifica. Ho ancora oggi un diavolo per capello perchè mancano sei punti che avremmo abbondantemente meritato: i tre di Cornaredo (a Lugano ci hanno letteralmente fregato la partita) e quelli della partita giocata alla Breite con il Wil (abbiamo dominato concedendo a loro un solo tiro in porta e per tutta la partita abbiamo pagato alcune parate di culo di Brecher in quella che è stata la sua ultima gara con i sangallesi).  


Non abbiamo avuto un rendimento interno pari alla bontà di quanto abbiamo costruito ma questo è comprensibile considerando che prediligo un gioco offensivo e che la maggior parte delle squadre scese alla Breite si sono chiuse a riccio cercando di sfruttare il muro difensivo e di colpire in transizione. Ecco perchè non credo che iniziare il nuovo campionato con tre partite su quattro in casa (Neuchatel, Le Mont e Winterthur) possa essere ritenuto un vantaggio. Non mi pento di scrivere che preferisco giocare fuori casa dove il nostro atteggiamento resta invariato mentre cambia di 360 gradi quello del nostro avversario. Oggi lo Sciaffusa è una realtà seria che cresce compatibilmente con le proprie necessità di far quadrare un bilancio. Una somma di necessità ci ha portati a ridurre il budget e a dover rinunciare ad una rosa ampia come quella delle altre squadre. Partiamo con un numero di giocatori che allo stato attuale non mi consente nemmeno di fare undici cambi nel mezzo di test impegnativi come quelli che abbiamo sostenuto con Young Boys, Lucerna e Thun. Nello specifico stiamo valutando la posizione di due giocatori: Federico Almerares e Aleksandar Zarkovic che per diversi motivi e non ultimo quello di liberare spazio in termini di budget potrebbero lasciare il gruppo per fare posto a quel centrocampista di cui tanto ho bisogno e al limite per dare un contributo al reparto difensivo che lo scorso anno ha fatto molto bene o anche un esterno che non disprezzerei. Cristian Ianu mi consentirà di non preoccuparmi eccessivamente in caso di assenza di Tadic ma nel mio gioco entrambi potranno essere schierati contemporaneamente. 


Partiamo dunque dalla considerazione che nella seconda fase siamo stati la terza forza del campionato e questo lo hanno detto i numeri. Abbiamo subito 13 reti in meno rispetto alla prima fase e adesso lavoriamo nell'ottica di doverne subire ancora meno. Ho un gruppo cresciuto e preparato: non prendiamo giocatori a caso e il lavoro svolto durante la pausa invernale ci ha permesso di trovarci oggi preparati e prontissimi per iniziare subito al cento per cento. Oggi siamo uno Sciaffusa che ha bisogno di un paio di elementi di esperienza sul campo. Mi servono un paio di inserimenti che siano decisivi e che vadano a completare tutto il buono che già c'è. Poi ci sentiamo più avanti e ne riparleremo. Ci vediamo a Chiasso fra tre domeniche e saluto tutti gli appassionati di CHalcio.com.


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