Orlando Urbano: il difensore frontaliero che ha conquistato la serie A con il Lugano


di Roberto Bordi***

Estate 2006. Il Bel Paese è in estasi per il trionfo nella Coppa del Mondo.

Estate 2006. Marcello Lippi si carica sulle spalle la Nazionale e la trascina alla vittoria del Mondiale tedesco. Negli stessi giorni, la “sua” Juventus viene condannata alla serie B dalla giustizia sportiva: è lo scandalo di Calciopoli, con protagonista indiscusso Luciano Moggi. Tutti i tifosi italiani sono ebbri di gioia. Anzi, non proprio tutti. Il cielo sopra Torino non è azzurro, ma grigio.
Lo scandalo di Calciopoli ha sconvolto i tifosi della Juventus. I bianconeri, per la prima volta nella loro storia, subiscono l’onta della retrocessione in serie B.

In corso Galileo Ferraris si opta per una rivoluzione tecnica.

La ghigliottina fa vittime eccellenti: Cannavaro, Zambrotta, Vieira. Ibrahimovic e Fabio Capello.

Tanti rimangono: Buffon, Camoranesi, Nedved. Alessandro Del Piero e Trezeguet.

La discesa nella serie cadetta è un (mezzo) disastro. Ma al tempo stesso un’occasione d’oro per incoraggiare il passaggio in prima squadra dei migliori ragazzi del vivaio.

I nomi sono tanti. Paro, De Ceglie, Bianco, Marchisio, Giovinco…Guardando nella rosa juventina di quella stagione, tutti hanno la propria voce su Wikipedia. Tutti.

Tutti tranne uno: Orlando Urbano.

Ruolo: difensore centrale. Attuale colonna portante della retroguardia del Lugano, squadra della serie A svizzera allenata da Zdenek Zeman.

Ma con un passato glorioso nel vivaio bianconero e amico fraterno di Chiellini.

Nel 2006, quando viene aggregato alla prima squadra della Juventus, Urbano ha alle spalle già due stagioni e quattro squadre tra i professionisti: tre in serie C e una in B (con la maglia del Catanzaro), per una trentina di presenze complessive. Il ragazzo, nativo della provincia di Caserta, rispetto ai suoi coetanei ha questo vantaggio non indifferente. Ma non basta. Nelle gerarchie stilate da mister Deschamps, prima di lui trovano posto difensori più o meno esperti. Non solo gli scafati Birindelli, Kovac, Boumsong, Zebina e Legrottaglie, ma persino Felice Piccolo, oltre al già citato “nasone” Chiellini.

Il 27 agosto Urbano segue dalla panchina la sfida di Coppa Italia contro il Napoli. 2-2 nei tempi regolamentari, 3-3 nell’extra-time.


Orlando Urbano, a parte una breve apparizione in panchina nella sfida agostana di Coppa Italia contro il Napoli, è sempre stato ai margini della squadra. Ai rigori Balzaretti commette l’errore decisivo. La Juventus, che con la Coppa nazionale non ha mai avuto un bel rapporto, la saluta senza rimorsi.

La testa va al campionato, dove anche Orlando Urbano vorrebbe giocarsi le sue carte.

Ma non c’è niente da fare. Per lui nella Juventus non c’è spazio e a fine stagione le loro strade si separano.
La “Fidanzata d’Italia” torna in A, mentre Urbano rescinde e firma per il Potenza.
La stagione in Lucania è tra le più importanti della sua carriera. Non tanto per i risultati di squadra (undicesimo posto in Lega Pro), ma per un percorso di crescita individuale che lo porterà nel decennio successivo a raggiungere la serie A, non italiana ma svizzera.

Puntuale negli anticipi, è autore di numerosi tackle in scivolata per fermare gli avversari più arcigni. Esce dalla difesa palla al piede, cercando i compagni con lunghe sventagliate a tagliare il campo. Ha senso della posizione, visione di gioco e il vizio del gol. Qualità che alle porte dei trent’anni, verranno fuori in modo definitivo nell’esperienza con la maglia del Lugano. Tuttavia, tra la rescissione con la Juve e il trasferimento in Svizzera trascorrono cinque anni. La tifoseria bustocca in occasione della sfida interna contro il Padova, valida per la promozione in serie B. Urbano e compagni avranno la peggio, perdendo 1-2.

A Potenza Urbano rimane solo una stagione, togliendosi la soddisfazione di realizzare il suo primo gol tra i professionisti. Nel 2008 il trasferimento alla Pro Patria, con cui firma un biennale.

Con la squadra di Busto Arsizio, Urbano gioca un’annata ad altissimi livelli. La Pro Patria si piazza al secondo posto, qualificandosi ai play-off. Il primo avversario è la Reggiana. I biancoblù vincono la partita di andata 4-5 e si impongono in casa con un altro risultato pirotecnico: 3-2. La finale si gioca contro il favorito Padova. All’andata, giocata allo stadio “Euganeo”, prevale la paura e il match si chiude 0-0, mentre al ritorno tra le mura amiche la Pro si arrende 1-2.

Orlando Urbano arriva al Vicenza con grandi ambizioni. Ma nel club che ha avuto l’onore di far giocare tra gli altri Roberto Baggio e Paolo Rossi, Urbano non riesce a sfondare.

Il sogno della serie B si spegne sul più bello: Urbano e i suoi compagni versano lacrime amare.

L’anno dopo arriva la chiamata del Vicenza, a cui è impossibile dire di no. Il fascino della serie B è troppo forte, Urbano non ci gioca dai tempi di Catanzaro.

Ma il difensore casertano non entra nelle grazie dell’allenatore Rolando Maran e a gennaio si trasferisce in prestito al Perugia, in Lega Pro.

La squadra umbra, nel novero delle cosiddette “provinciali”, è tra le più prestigiose d’Italia. Ma la società è prossima al fallimento. Urbano e compagni, influenzati dalle vicissitudini della proprietà, concludono il campionato a metà classifica. In estate, il Grifo ripartirà dalla serie D.

Il rapporto con il Vicenza è ormai compromesso e Urbano rescinde il contratto. Per l’ex difensore bianconero è probabilmente il momento più delicato della sua carriera.

Dopo i sei mesi alla Paganese, Urbano trova la squadra giusta per rilanciarsi ad alti livelli: il Como. Dalla cittadina lombarda spiccherà il volo per Lugano. 

Rimane svincolato fino al gennaio 2011, quando arriva la chiamata della Paganese, che lo rilancia nel calcio che conta. Urbano, con la maglia della società campana, totalizza 15 presenze e una rete.

Come al solito, in estate Urbano cambia di nuovo squadra. Lo vuole il Como, che lo investe subito di una responsabilità importante, nominandolo capitano.

Urbano sarà tra le note più positive dell’anonima stagione della squadra lombarda, vestendo la fascia in 31 occasioni.


Il 2012 è l’anno chiave della storia professionale di Orlando Urbano. Ad agosto si fa avanti una società che dista da Como la miseria di 35 chilometri. Solo che in mezzo c’è il confine con il Ticino. Già, nel futuro di Urbano c’è la Svizzera e per la precisione il Lugano, che da anni marcisce nella Challenge League elvetica (la nostra serie B). Urbano arriva al Lugano nel 2012, quando la squadra ticinese milita in Challenge League. Ma la proprietà è cambiata, da Preziosi a Renzetti. Il nuovo presidente intende allestire una formazione competitiva per andare in A. La squadra che rappresenta la perla del Ticino ha appena cambiato proprietà.

Enrico Preziosi, già presidente del Genoa, ha ceduto all’ambizioso e vulcanico imprenditore pescarese Angelo Renzetti. L’obiettivo è la scalata alla Super League nazionale. Ma si sa, il calcio non è una scienza esatta. E tra il dire e il fare c’è di mezzo “e il”.

Il primo anno di gestione Renzetti scorre sui binari di una salvezza che definire tranquilla sarebbe un errore, data la delusione della piazza.
Urbano prende confidenza con la categoria, disputando 24 partite.
In estate impazza il calciomercato. L’ex capitano del Como è accostato ad alcune formazioni di serie B, ma il Lugano lo convince a rimanere, rinnovandogli il contratto.

La seconda stagione di Urbano a Lugano è “rovinata” dal Vaduz, che veste i panni dello schiacciasassi dominando il campionato. Il “Lügan”, come lo chiamano i suoi tifosi, si deve accontentare del secondo posto.
A differenza dell’Italia, la pausa estiva del campionato svizzero dura appena due settimane. Il tempo di trascorrere dieci giorni al mare e si torna subito a lavorare.

La stagione 2013/2014 è monopolizzata dal Vaduz, squadra del Liechtenstein affiliata alla federazione svizzera.
Non c’è storia. Il Lugano disputa un ottimo campionato ma il secondo posto finale non basta per il grande salto in serie A, riservato alla prima classificata.
Urbano fa ancora meglio dell’anno precedente, confermandosi ad alti livelli e scoprendosi difensore goleador, con 6 reti realizzate in 33 presenze.
Nel novembre 2014, dopo una partenza stentata, il Lugano batte il Wohlen e si rilancia in classifica. In quella partita, Urbano segna la sua seconda rete stagionale.

Ma il meglio deve ancora venire, dato che al terzo tentativo il Lugano riesce nell’impresa.
Dopo uno spettacolare girone di ritorno, caratterizzato dalla rivalità con Servette e Wohlen per la vittoria del campionato, il Lugano ha la possibilità di conquistare la serie A matematica. Il 25 maggio 2015 la squadra di Urbano è impegnata nella trasferta di Biel.
Bisogna vincere.
Trascinata dalle reti di Guarino e dello stesso Urbano, il Lugano batte il Biel 0-2 e torna in Super League a distanza di 11 anni dall’ultima volta.
Merito di una grande rimonta nella seconda parte della stagione, di cui sono stati artefici indiscussi Urbano, Guarino e il portiere 34enne Russo.

Il 9 giugno 2015 Orlando Urbano compie 31 anni. A Lugano si sente come a casa.
Intervistato da TuttoMercatoWeb, l’ex difensore della Juventus ha spiegato il segreto della promozione.
«La vittoria è stata il frutto di un percorso di tre anni. A Lugano si è formato un gruppo di uomini e calciatori che hanno fatto dell’unione la forza. In campo abbiamo curato i minimi dettagli».
E a chi gli chiede quanto ha contato per la promozione la capacità dei veterani di trasmettere le sensazioni giuste ai più giovani, Urbano ha risposto così:
«Oltre che aiutati, li abbiamo dato la direzione giusta. Nel calcio si fa presto a rovinare le cose. La vecchia guardia è stata sicuramente protagonista nel dare una mano».
Orlando Urbano aveva un conto in sospeso con la fortuna. Erano passati alcuni anni dall’esperienza con la Pro Patria, ma il ricordo della serie B persa per un soffio era ancora vivo nella memoria e nel cuore di questo roccioso difensore campano.
Lo testimonia il portiere Francesco Russo in un’intervista, dove racconta che:
«Con Urbano c’è un rapporto bellissimo, dentro e fuori dal campo. Le nostre famiglie si frequentano, siamo amici, abbiamo progetti insieme anche per il futuro. Per lui è stata una bella rivincita dopo la promozione sfumata quando giocava nella Pro Patria: abbiamo speso qualche lacrima insieme l’altra sera» (il 25 maggio 2015, nda).

A giugno Como e Lanciano vanno all’attacco per accaparrarsi le prestazioni di Urbano. Ma il difensore del Lugano preferisce rimanere in Svizzera: troppo ghiotta l’opportunità di confrontarsi con i campioni della serie A elvetica, in primo luogo Basilea e Young Boys.

Zdenek Zeman scherza con Orlando Urbano. Fa sempre un certo effetto vedere il boemo vicino a un ex giocatore della Juventus. Ma alcuni non sanno che quando Vycpalek, zio di Zeman, allenava la Juve, il piccolo Zdenek aveva in camera un poster bianconero.

E poi, non capita tutti i giorni di trovare come allenatore Zdenek Zeman, che Renzetti è riuscito a portare in Ticino.

L’esordio in Super League è datato 19 luglio 2015.
A San Gallo, Urbano e compagni resistono per 78 minuti agli avversari, prima di capitolare negli ultimi minuti per il 2-0 finale.
La domenica successiva Lugano si ferma. Allo stadio di Cornaredo va in scena la sfida contro il Thun.
La squadra di Zeman se la gioca a viso aperto e finisce 2-3. La prestazione è buona, meno il risultato.

Ma d’altronde, come ha detto una volta il tecnico boemo, un uomo senza mezze misure noto per le sue radicali prese di posizione:
«Il risultato è casuale. La prestazione no».

Orlando Urbano è alla sua quarta stagione da difensore del Lugano. Il trasferimento in Svizzera è stata la tappa decisiva della sua carriera.
Il 2 agosto il Lugano conquista al cospetto del Vaduz la sua prima vittoria. La vendetta è compiuta (ricordate la stagione 2013/2014?). Nelle settimane seguenti, il Lugano dimostra di rispecchiare il carattere e il pensiero del proprio allenatore. O si vince o si perde.
Passano gli anni ma Orlando Urbano è sempre lì, al centro della difesa bianconera. Ultimo baluardo di un reparto che a Zeman interessa poco o niente. Ma dai ripiegamenti difensivi, dai colpi di testa, dalle entrate in scivolata di questo ragazzo passeranno gran parte delle speranze di salvezza del Lugano.
Urbano, calcisticamente parlando, vive a presidio di una roccaforte che Zeman guarda con indifferenza, puntando solo ed esclusivamente a cingere d’assedio il castello avversario.

Anche perchè, del proprio maniero, si occupa solo Orlando Urbano: un cavaliere solitario dal nome medioevale e dai modi aristocratici.

LA VERSIONE ORIGINALE DA "PALLONI IN FUGA"

***
Roberto Bordi, giornalista praticante genovese di 26 anni, studente alla scuola di giornalismo 'Walter Tobagi' di Milano e autore del Blog 'palloninfuga'.

Etichette: , , , , , ,