La pausa-nazionali non è la benvenuta


di Pierluigi Tami

Vista dalla panchina di un club di Super League, la pausa per gli impegni delle nazionali ad inizio settembre in effetti un po' disturba. Soprattutto perché interviene in una fase iniziale di sviluppo del campionato in cui - come nel nostro caso al Grasshopper - si sono raccolti buoni risultati. Con un contingente ridotto e giovane come quello del Gc, il fatto di perdere una decina di elementi tra squadre giovanili e rappresentative maggiori è certamente un problema.
La prossima settimana ci ritroveremo infatti a disposizione 10-11 giocatori soltanto. Ci sarebbe la possibilità di lavorare su un primo richiamo di condizione fisica, ma - essendo in pochi in rosa - quasi tutti i giocatori hanno più bisogno di recupero, che di allenamento supplementare. Per altri, invece, sarebbe più opportuno svolgere allenamenti individuali. Soprattutto a livello tattico, però, non c'è margine di manovra. Affronteremo anche un'amichevole per impegni già presi, ma in campo andrà certamente una formazione molto rimaneggiata e con diversi Under 21.
La difficoltà principale che deriva dalla decina di giorni con le nazionali è anche legata alla differenza di prestazioni. Ci sono giocatori che affronteranno 2 partite in pochi giorni, altri 1, altri ancora non giocheranno nemmeno, perché riserve. Torneranno quindi con 10 giorni di lavoro sbilanciato e, soprattutto coloro che non giocano, con carichi di allenamento troppo limitati, mentre allo stesso tempo chi disputa 2 partite tornerà certamente più affaticato. Sempre sperando, ed è l'aspetto principale quando la profondità della rosa è così limitata, che non vi siano infortuni. LEGGI IL RESTO

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