Chiasso, così non va


di Ariele Mombelli

Inutile fare proclami assurdi parlando addirittura di Super League. Questo Chiasso giocherà ancora  per la salvezza, sperando possa essere più tranquilla rispetto a quella dello scorso anno. Due mesi senza vincere nel calcio sono un'eternità, roba da squadre di bassa classifica appunto. Bel gioco, record di imbattibilità e primo posto in classifica avevano illuso un po' tutti, dirigenti in primis, che senza ogni logica hanno iniziato a parlare di promozione.
Alla prima vera difficoltà - concisa con i primi due acquisti del direttore sportivo Fabio Galante, ovvero Dossena e Laner - il Chiasso è andato nel pallone. Qualcosa si era rotto già prima dell'addio di Schällibaum, forse proprio con l'arrivo dei due italiani. Lo spogliatoio, così come la squadra sul terreno da gioco, avevano trovato in poco tempo entusiasmo ed equilibrio, elementi fondamentali per poter stupire. Ma allora perché andare sul mercato? Domanda senza risposta. Non ce l'abbiamo con Dossena, ma i numeri parlano chiaro. Con Monighetti titolare i ticinesi hanno raccolto 15 punti in 7 partite, con l'ex Napoli invece solo 3 (nessuna vittoria, solo pareggi) ed un eliminazione in Coppa Svizzera. Tradotto: con Dossena il Chiasso non vince mai. Sarebbe, anzi, è sbagliato dare la colpa solo al terzino. L'involuzione di ogni singolo giocatore è preoccupante. Ciarrocchi (e basta farlo giocare esterno!) non segna da una vita, tanto da entrare nella nostra rubrica "bomber in crisi", Rouiller gioca ottime partite ma spesso le sue sbavature risultano decisive e Maccoppi non riesce più a trovare le geometrie giuste. Insomma, il problema è collettivo. Il primo posto dista 9 lunghezze, l'ultimo solo 5 e la prossima sfida sarà proprio contro l'ultima classificata Aarau. Ancora convinti della Super League?

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