CL: Chiasso ma quanto sei brutto ?


di Davide Perego

Vi ricordate il Chiasso del primo tempo di domenica scorsa ? Bene: pensate all’esatto contrario estendendo il timer per tutta la partita che i 400 spettatori del “Riva IV” ricorderanno come una delle più brutte e rinunciatarie dell’era post Ponte e Bordoli. Al capolinea della vergogna i rossoblu ci sono arrivati per gradi e nemmeno il gradito regalo di Hajrovic - 22 anni portati con i riflessi di un 50enne strabico - è servito per prendere coscienza che il calcio è qualcosa di diverso. E così un Winterthur assolutamente normale e identico a quello che chi ama il calcio conosce benissimo da qualche stagione, è bastato per mettere in crisi una squadra apparentemente demotivata e priva anche di benzina.
Romano e Zuffi hanno ereditato da qualche ora una squadra di Challenge League che gioca come una U21: bella da vedere, ma mai capace di verticalizzare o di sfruttare il ritmo blando più o meno volutamente accettato dalla squadra di Camolese. Romano e Zuffi però conoscono il calcio di Challenge League e a differenza di qualcuno dello staff rossoblu che dalla tribuna non fa altro che sbraitare contro l’arbitro dal primo all’ultimo minuto, sanno come e dove andare a prendere i tre punti. Fallito il vantaggio con Paiva (23’ grandissimo Guatelli nella circostanza a salvarsi tra il burro di una difesa immobile), accettato il silenzio di Pasche - al quale è scivolato di bocca il fischietto nel momento di intervenire in una chiara situazione da penalty- preso atto che a furia di non concludere il tempo passa inesorabile, il duo zurighese getta nella mischia Holenstein e Bengondo. Al primo bastano dieci secondi per firmare il pareggio sugli sviluppi di una palla inattiva e il secondo mette a segno il meritato 1-2 poco dopo una conclusione di Paiva finita sul palo alla destra di Guatelli. Il Chiasso perde la partita progressivamente al coraggio anche perché i cambi di Camolese prima del vantaggio zurighese lasciano intendere che il pareggio sarebbe gradito. Perdere coraggio significa andare di pari passo con la paura di sbagliare e a furia di bussare dalle parti di Guatelli la giocata perfetta arriva grazie a Christian Fassnacht che cerca e trova la testa di Bengondo per il più semplice dei goal. Il finale è solo condizionato dal timore degli ospiti di gettare al vento l’ennesima vittoria che viene infine sigillata a tempo scaduto proprio da Fassnacht, vero e proprio “Man of The Match” della partita. Considerazioni completamente negative sul conto di un Chiasso davvero svuotato non solo nei propri contenuti ma soprattutto nella mentalità di accettare sul proprio campo e di fronte al proprio pubblico di stazionare per quasi 90 minuti nella propria metà campo come una squadra di hockey di fronte al power play dell’avversario. Il rigore calciato come sempre alla perfezione da Regazzoni è stato il più bel regalo che una squadra potesse ritrovarsi tra i piedi nel momento più difficile della partita: quando oltre a non farcela, le bestemmie e gli insulti dalla tribuna iniziano a sentirsi anche sul manto erboso. Un regalo che non è bastato a far venire ai giocatori la voglia di correre ed indipendentemente dal valore (discutibile) dell’avversario è stata proprio la voglia di non correre a lasciare perplessi più o meno tutti. Finale con la prevedibile contestazione degli irriducibili, di fronte ai quali qualcuno è andato a metterci la faccia con la consapevolezza di non avere che qualche scusa da inventarsi e poche risposte da fornire: imbarazzo e impotenza misti all’incertezza per ciò che da oggi diventerà un campionato diverso. In tutti i sensi.

video rsi

video giocatori sotto la curva a fine partita

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