Una dichiarazione che sa tanto di rinnovo


di Paolo Galli

Quello di selezionatore è tutto un altro mestiere rispetto a quello di allenatore. Vladimir Petkovic ha affrontato questa sua evoluzione – non irreversibile, è bene ricordarlo – con coraggio, pur conscio delle difficoltà del caso, difficoltà di vario genere. Il ruolo di CT non ha più molto a che vedere con il campo, benché lo stesso Vlado non abbia rinunciato neppure a questi aspetti, bensì con qualcosa di molto simile alla politica.
Petkovic è giunto dopo Ottmar Hitzfeld, un totem sostenuto in particolare dalla stampa d’oltre San Gottardo – ancor prima che dai risultati ottenuti –, accettando di ricoprire una successione quindi ostica sin dalla partenza. Una successione che, prima di lui, altri avevano rifiutato. Un nome su tutti: Marcel Koller.
Mentre lo zurighese decideva di rimanere alla guida della nazionale austriaca, trascinandola poi alla qualificazione a Euro 2016, Vlado provava a convincere i dirigenti della ASF di poter rappresentare la scelta vincente. La sua Svizzera ha brillato raramente, nel corso di questa campagna, ma ha perlomeno provato a rompere con il passato e a proporre un calcio più manovrato, persino armonico. 

E ha comunque staccato il biglietto per gli Europei, raggiungendolo attraverso una strada in salita, nonostante le due sconfitte iniziali con Inghilterra e Slovenia.A qualificazione ottenuta – e in parte ancora prima di ottenerla –, il campo si è fatto nuovamente da parte, lasciando spazio appunto alla politica: rinnovo sì, rinnovo no, rinnovo forse. Ieri il “Blick” – che tra tutti i media era il più vicino a Hitzfeld, e forse anche tra i più critici rispetto a Petkovic – ha indicato che il rinnovo sino al 2018 sarebbe dietro l’angolo. Mancherebbero dunque soltanto le firme. Un rinnovo che era scontato? Sino a un certo punto.

Anche perché per mesi le due parti hanno evitato di esprimersi apertamente in merito. Nessun annuncio, nessuna presa di posizione pubblica, soltanto qualche condizionale, buttato qua e là, tra troppa riluttanza. Nei giorni scorsi però il CT, in un’intervista concessa alla “Tribune de Genève”, ha rotto gli indugi: «Se mi piacerebbe guidare la Svizzera verso i Mondiali del 2018? Sì, sicuramente». 

Ecco, quel “sicuramente” era proprio l’avverbio che mancava e che a Vlado tanto premeva trovare. Perché da una parte sappiamo quanto gli potesse piacere l’idea di questo rinnovo, ma dall’altra vi era comunque una ASF parca di segnali. Una simile dichiarazione, da parte di un uomo prudente quale è Petkovic, a questo punto delle trattative, suona quasi come un annuncio.

E ogni rinnovo, per un allenatore, equivale a una nuova dose di credibilità, da spendere di fronte ai giocatori e di fronte a media e tifosi, ma persino rispetto a se stesso: ora Vlado sa di essere, non la prima, bensì l’unica scelta di questa Svizzera ancora a lungo. Nell’immediato significa che può tornare, almeno per un po’, a pensare al campo e a come arrivare il più lontano possibile agli Europei di Francia. E ciò nonostante le innumerevoli difficoltà tecniche che analizzeremo ancora nei prossimi giorni e... mesi.

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